Bondage, l’arte di legare il partner: cos’è e perché praticare questo gioco erotico

Il bondage è diventato famoso grazie al film 50 Sfumature di Grigio e da allora sempre più coppie decidono di sperimentarlo, frequentando anche corsi ad hoc. Ma di cosa si tratta, quali sono le sue origini e come si pratica evitando rischi? Scopriamo cos'è l'arte di legare il partner e perché vale la pena praticare questo gioco erotico.

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    Bondage, l’arte di legare il partner: cos’è e perché praticare questo gioco erotico

    Scopriamo cos’è il bondage, l’arte di legare il partner, e perché praticare questo gioco erotico. Il bondage è una pratica sessuale all’insegna della trasgressione che prevede la legatura di alcune parti del corpo, più o meno intensa a seconda dei casi. Se prima dell’uscita del libro “50 Sfumature di Grigio” lo conoscevano relativamente in pochi, adesso non c’è coppia che lo ignori, sebbene non tutte si sentano di metterlo in pratica. Cerchiamo di capire cos’è e come fare l’amore con il bondage.

    Cos’è il bondage

    Il significato letterale di bondage è “schiavitù”, difatti questa pratica comporta la legatura del partner con annodamento di alcune parti del corpo e quindi la sua totale o parziale sottomissione.

    Il bondage è una pratica classificata come BDSM, ovvero appartenente all’ambito sadomaso, dominazione e sottomissione, che prevede l’impiego di corde, ganci, manette e materiale simile.

    Solitamente si distinguono tre tipi di bondage, la mummification che comporta l’annodamento totale, il light bondage che prevede la legatura di mani e/o piedi, la suspension che prevede che il partner legato venga anche appeso.

    In Italia il grande pubblico ne è venuto a conoscenza grazie a “50 Sfumature di Grigio”, romanzo del 2011 trasposto sul grande schermo nel 2015, un successo clamoroso!

    Origini del bondage

    Il bondage ha origini giapponesi antiche e inizialmente non nacque come pratica sessuale.

    In Giappone infatti l’uso delle corde, che simboleggiano il legame tra il divino e l’umano, è da sempre molto diffuso, persino per legare in modo artistico i prigionieri realizzando strane forme e disegni con la corda. Difatti in Estremo Oriente durante i periodi di guerra gli schiavi venivano immobilizzati con corde robuste e le legature realizzate risultavano molto elaborate proprio per impedire loro di scappare.

    Il bondage di tipo erotico, secondo i più, nasce nel secolo scorso diffondendosi ampiamente nel secondo dopoguerra. Tuttavia c’è anche chi afferma che già in Persia venisse praticato dai Medi.

    Va fatta però una distinzione tra i bondage sessuali, perché si riconoscono due filoni principali: quello giapponese chiamato Shibari o Kinbaku, il cui padre è Itoh Seiu (1882-1961), artista giapponese che pubblicò libri con foto di modelle legate nel dopoguerra, e il bondage americano o western bondage di origine più recente.

    Tecniche del bondage

    Il bondage include alcune tecniche principali e altre secondarie. Le principali sono la separazione o divaricazione di parti del corpo, il collegamento di parti del corpo a oggetti esterni, pareti o altri sostegni, la sospensione del corpo, la restrizione o modificazione dei movimenti del corpo normali, l’immobilizzazione totale del corpo anche detta mummificazione.

    Le diverse tecniche comprendono molte varianti dovute sia agli strumenti utilizzati, non solo corde ma anche ganci, catene, camicie di forza, sia alle modalità di impiego degli strumenti stessi.

    Alcune tecniche di annodamento che prevedono l’utilizzo di corde sono molto complesse e possono essere praticate solo da chi ha sufficiente esperienza. Ne è un esempio lo Hishi, che prevede l’immobilizzazione totale del busto e delle braccia attraverso una sequenza elaborata di passaggi di corda e nodi, che costruiscono delle figure geometriche a rombo.

    Il bondage viene spesso praticato insieme ad altre pratiche di dominazione psicologica e anche insieme a giochi sadomasochistici, per esempio solletico e frustate.

    Mummification

    Questa tecnica del bondage prevede che il partner venga fasciato completamente in modo da immobilizzarlo. Non a caso si chiama “mummification” perché la persona legata è proprio come una mummia. Si tratta di una tecnica che può essere praticata solo da chi ha molta esperienza per evitare rischi.

    Il partner va fasciato dalla testa ai piedi, o dal collo ai piedi, con materiali come il saran wrap o clingfilm, panni, fasce in gomma o latex. Una volta completata l’operazione, è necessario praticare dei buchi per poter stimolare la persona nei punti giusti, prima di liberarla e passare al rapporto.

    Light bondage

    Questa tipologia di bondage è quella più amata dalla maggioranza degli occidentali perché introduce un pizzico di trasgressione in camera da letto senza risultare pericolosa. C’è comunque da fare attenzione, ma i rischi sono decisamente inferiori ad altre tecniche più complesse perché il partner legato lo è solo in piccola misura.

    Inoltre nel light bondage non è indispensabile ricorrere a corde, si possono usare semplicemente foulard o manette finte per bloccare le mani, le braccia o le gambe, aguzzando la fantasia, senza immobilizzare il partner.

    Suspension

    Questa tecnica prevede che il partner legato venga sospeso al soffitto o ad altro sostegno. E’ molto complessa e richiede senz’altro un elevato grado di preparazione perché è necessario annodare il partner nel modo giusto per evitare sia la caduta che eventuali ferite al corpo.

    Bondage, le linee guida

    Le linee guida del Bondage prevedono che il partner venga annodato secondo alcune regole base per evitare rischi.

    Innanzitutto bisogna praticarlo con un partner conosciuto, perché l’aspetto della fiducia è fondamentale, in secondo luogo se non si è del tutto convinti è meglio lasciar perdere e anche se non ci si sente bene dal punto di vista fisico o psicologico. Meglio evitarlo anche se si è bevuto troppo, si è stressati, ansiosi o sono stati assunti psicofarmaci e/o droghe.

    Prima di praticare il bondage bisogna anche informarsi sui possibili rischi e frequentare possibilmente qualche corso ad hoc per imparare le tecniche principali.

    Durante la pratica è assolutamente doveroso non abbandonare mai la persona legata, difatti la persona che lega il partner deve monitorare l’altro costantemente.

    Per quanto riguarda le regole di sicurezza nel bondage, eccone alcune importanti:

    • non comprimere mai la parte anteriore del collo;
    • verificare che la circolazione sanguigna funzioni bene;
    • posizionare i nodi su parti del corpo prive di terminazioni nervose e evitare la spina dorsale per non causare danni gravi, se non addirittura permanenti;
    • evitare sessioni di bondage troppo lunghe perché i rischi aumentano, quindi restare entro l’ora di tempo;
    • evitare la pratica del respiro che spesso viene inclusa nel bondage perché può provocare danni cerebrali imprevedibili;
    • fare particolare attenzione se si utilizzano corde strette intorno al torace o al diaframma e bavagli;
    • evitare il bondage estremo se non si ha la dovuta esperienza;
    • essere consapevoli dei propri limiti;
    • tenere delle forbici di emergenza a portata di mano;
    • riscaldare adeguatamente l’ambiente prima del bondage perché la persona legata percepisce facilmente freddo;
    • mantenere una distanza di sicurezza che varia a seconda del tipo di bondage praticato e che permetta di intervenire in tempo in caso di pericolo;
    • distribuire la tensione della legatura in modo uniforme evitando in ogni caso di fare nodi troppo stretti;
    • tenere a portata di mano acqua e cibo perchè il bondage, nonostante l’apparente immobilità, comporta molto dispendio energetico.

    Alcune persone utilizzano anche una parola di sicurezza durante il bondage, ovvero una parola o un gesto per segnalare il desiderio di interrompere la pratica o un eventuale problema. Tra i codici più utilizzati quelli del semaforo, in cui rosso indica la volontà di smettere subito, verde indica che le cose procedono bene, giallo che la situazione si fa un po’ difficoltosa. Nel caso di persone imbavagliate, il gesto di sicurezza deve essere un altro, per esempio una stretta di mano più forte.

    In generale tenete presente che i punti più pericolosi e quindi da evitare o da trattare con particolare delicatezza sono:

    • nervo radiale, nervo ulnare, nervo mediano, nervi degli arti inferiori;
    • ascelle, se la corda preme troppo;
    • zona situata a metà braccio;
    • interno dei gomiti;
    • dorso della mano e palmo all’altezza del tunnel carpale;
    • inguine, se la corda preme troppo;
    • articolazioni delle ginocchia;
    • collo del piede;
    • spina dorsale se si preme troppo.

    Gli attrezzi del bondage

    Come abbiamo visto le corde non sono il solo attrezzo che si può utilizzare durante il bondage. In ogni caso queste vanno scelte in fibra naturale, per esempio cotone o iuta, oppure sintetiche, ma vanno evitate le corde troppo sottili che procurano più facilmente tagli, quelle elastiche che non permettono di regolare la tensione nel modo giusto, e le corde eccessivamente dure. Meglio inoltre verificare eventuali allergie ai materiali di cui sono costituite, scegliendone se necessario altre.

    Tenete presente inoltre che alcuni materiali sono più resistenti di altri e quindi, nel caso di bondage da sospensione, non è possibile utilizzare corde di cotone: meglio preferire quelle di lino o in canapa.

    Altri attrezzi del bondage sono le manette d’acciaio che vanno bene purché si tengano le chiavi a portata di mano. Attenzione, mentre le si utilizza, alle posizioni adottate, perché possono ferire la pelle, quindi andrebbero utilizzate solo se avete un minimo di esperienza con il bondage.

    Ci sono poi le manette e gli strumenti con velcro che bloccano la persona in modo sicuro, alcune semplici, altre più complesse e adatte a legare i diversi arti.

    Un altro strumento molto utilizzato è la cintura che può andare bene purché priva di bordi o fibbie taglienti: attenzione anche a non stringerla eccessivamente. Ma anche cravatte e foulard possono essere usati durante il bondage, per una versione soft.

    Perché il bondage?

    Il bondage piace perché è trasgressivo, ma al di là di questo, secondo alcune ricerche, favorisce anche il buonumore.

    Addirittura secondo due medici olandesi, Andreas Wismeijer e Marcel Van Assen, chi pratica spesso il bondage, ha meno problemi di nevrosi e risulta mediamente più estroverso in società. Mentre la coppia, stando ai risultati delle loro ricerche, diventa più affiatata, migliora l’intimità e subisce meno stress psicologico. Questo perché il leggero stato alterato di coscienza che si presenta durante il bondage, favorisce il distacco dai pensieri negativi della quotidianità.

    Fra l’altro il fatto di doversi affidare al partner completamente, apporta benefici dal punto di vista della fiducia. Senza contare i risvolti sessualmente eccitanti della situazione.

    Corsi di bondage

    Oggigiorno non è affatto difficile imbattersi in qualche corso di bondage, moltissime coppie decidono di iscriversi per mettere in pratica gli insegnamenti sotto le lenzuola.

    I corsi normalmente proposti dagli insegnanti qualificati si suddividono a seconda del livello di preparazione: l’ideale, se non avete mai sperimentato questa pratica, è ovviamente iniziare con un corso per principianti. Di solito dopo qualche accenno teorico sulle origini del bondage e altre spiegazioni su cos’è, i rischi e i vantaggi per l’affiatamento della coppia, si passa alla pratica esercitandosi ad annodare il partner nel modo giusto, utilizzando corde e altri strumenti.

    I corsi hanno durata variabile e anche i costi cambiano a seconda degli insegnanti e della complessità del percorso. Ci sono sia corsi per le coppie che altri aperti, che offrono pertanto la possibilità di conoscere altre persone, senza per questo comportare coinvolgimenti di tipo sessuale.

    Esistono anche workshop e spettacoli a tema bondage, che possono rappresentare una valida alternativa ai corsi per chi ancora è indeciso o vuole iniziare un percorso di conoscenza senza troppo coinvolgimento.