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Colpevolizzare il partner: perché farlo è inutile

Colpevolizzare il partner: perché farlo è inutile
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    Colpevolizzare il partner: perché farlo è inutile

    Colpevolizzare il partner ha senso? Chi non lo fa batta un colpo, alzi la mano, si faccia avanti. Purtroppo ci caschiamo tutte prima o poi perché la tentazione è più forte del buonsenso. E così, anziché riflettere sui nostri pro e contro, finiamo inevitabilmente per colpevolizzare lui che è troppo superficiale, troppo ignorante, troppo indaffarato, troppo bambino, troppo mammone e la lista continua. Ma perché farlo è inutile?

    Colpevolizzare il partner crea un circolo vizioso perché a forza di ritenerlo colpevole si finisce per crederci davvero, anche quando non è il caso. Ed è più facile accusare l’altro che assumersi le proprie responsabilità. Inoltre, secondo alcune teorie psicologiche, ciò che rimproveriamo nell’altro è uno specchio dei nostri difetti. Quindi colpevolizziamo il partner per cose che in realtà ci appartengono. E’ il caso, per esempio, di una donna che rimprovera il compagno di essere pigro e disordinato, a tal punto da farne un’ossessione. La donna, in tale ottica, potrebbe rinnegare il desiderio di un po’ di sana pigrizia, proiettandolo sul partner. Una forma di auto-punizione che si impartisce all’altro per evitare di guardarsi dentro.

    La colpevolizzazione solitamente nasce quando sussistono divergenze che in se stesse non rappresentano un grave problema, purché non degenerino portando la coppia a una chiusura.

    Chiusura che ha varie conseguenze: da un lato c’è chi reagisce, per esempio, isolandosi e tacendo, dall’altro chi accusa l’altro evitando di assumersi le responsabilità della situazione. Ma quando una storia è in crisi, difficilmente la colpa è di uno soltanto. Purtroppo, nel bel mezzo della rabbia o della frustrazione, non è semplice rendersi conto di come stanno realmente le cose e si finisce per assumere una posizione netta, salvando se stessi.

    Un’altra circostanza in cui tendiamo a colpevolizzare il partner è quando ci si separa, specialmente se è lui ad aver optato per questa soluzione drastica. Ma anche in questo caso le colpe, sempre che ce ne siano, andrebbero valutate con attenzione e soprattutto da una prospettiva oggettiva. Qualunque sia la ragione, colpevolizzare l’altro è un atteggiamento tendenzialmente immaturo che scoraggia ogni forma di dialogo e scambio, andando ad aumentare piuttosto la distanza e l’ostilità. Vale davvero la pena farlo o non sarebbe meglio accettare i propri errori e valutare la situazione da una prospettiva più ampia?

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