Convivenza: la legge e i diritti in Italia

da , il

    Convivenza

    Convivenza o matrimonio? E’ innegabile che ormai sempre più giovani coppie scelgano la prima opzione, per cominciare a condividere la vita e magari acquistare casa. Se le leggi per le persone sposate parlano chiaro, molto c’è ancora da fare per le coppie di fatto che convivono. La convivenza può scaturire da un ideale ma sono tantissime le coppie che rinunciano al matrimonio anche per un fattore economico. Secondo i dati dell’Istituto di statistica le coppie conviventi sarebbero il 3,9% del totale: è una realtà molto diffusa soprattutto al nord, al sud e nelle isole sono infatti solo l’1,7% delle coppie.

    Convivere significa ovviamente dividere lo stesso tetto, e accettare delle regole ma anche creare una vera e propria famiglia, non basata sul matrimonio, ma su una comunanza di sentimenti, ideali e volontà per il futuro.

    • Convivenza leggi
        Vediamo un po’ le leggi che regolano la convivenza nel Codice Civile:
      • D.L. n. 1726 del 27.10.1918: è possibile ottenere la corresponsione della pensione di guerra, in presenza di specifici requisiti, per la vedova, la promessa sposa, la convivente more uxorio;
      • art. 6 L. n. 356 del 13.03.1958: è riconosciuta assistenza, per i figli naturali non riconosciuti dal padre caduto in guerra, quando questo e la madre abbiano convissuto “more uxorio”, nel periodo del concepimento;
      • art. 2 D.p.r. n. 136 del 31.01.1958: considera famiglia anagrafica non solo quella fondata sul matrimonio e legata da rapporti di parentela, affinità, affiliazione ed adozione ma, ogni altro nucleo che si fonda su legami affettivi, caratterizzato dalla convivenza e dalla comunione di tutto o parte del reddito dei componenti per soddisfare le esigenze comuni, quindi anche la famiglia di fatto;
      • art. 1 L. n. 405/1975 (istitutiva dei consultori familiari): ricomprende tra gli aventi diritto alle prestazioni assistenziali anche le “coppie”;
      • art. 30 L. n. 354/1975 (Riforma dell’ordinamento penitenziario): attribuisce un permesso al condannato, in caso di imminente pericolo di vita di un familiare, indicando anche il convivente;
      • art. 5 L. n. 194/1978 (interruzione di gravidanza): permette la partecipazione al procedimento di chi è indicato “padre del concepito”, quindi anche in presenza di convivenza more uxorio;
      • art. 44 L. n. 184/1983: permette in alcuni casi, l’adozione a chi non è coniugato, concessione attribuita quindi, anche alla famiglia di fatto;
      • art. 17 L. n. 179/1992: permette la sostituzione, al socio assegnatario defunto del convivente, purché documenti lo stato di convivenza da almeno due anni dal decesso
      • .

  • Convivenza contratto di locazione

    Cosa succede nella successione di un contratto di locazione per una coppia non sposata? La Corte Costituzionale con la sentenza n. 404/1988 ha riconosciuto al convivente more uxorio il diritto di successione nel contratto di locazione: il caso non sovviene solo in caso di decesso di uno dei conviventi ma anche quando questo si allontana da casa, per la fine della relazione e in presenza di prole naturale.

  • Convivenza mantenimento

    Non esiste alcuna legge che regoli l’assegno di mantenimento per uno dei due conviventi. Non essendo regolati da leggi, questo tipo di rapporti possono essere salvaguardati tramite accordi quali scritture private o scritture redatte da un notaio.

  • Convivenza figli

    I figli che nascono da una coppia convivente sono figli naturali e il riconoscimento del figlio naturale comporta da parte del genitore l’assunzione di tutti i doveri e di tutti i diritti che ha nei confronti dei figli legittimi (art. 261 c.c.). Anche se i genitori non hanno contratto matrimonio, hanno il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli.

    • Art. 261 Diritti e doveri derivanti al genitore dal riconoscimento Il riconoscimento comporta da parte del genitore l’assunzione di tutti i doveri e di tutti i diritti che egli ha nei confronti dei figli legittimi.
    • Art. 262 Cognome del figlio Il figlio naturale assume il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto. Se il riconoscimento è stato effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori il figlio naturale assume il cognome del padre. Se la filiazione nei confronti del padre è stata accertata o riconosciuta successivamente al riconoscimento da parte della madre, il figlio naturale può assumere il cognome del padre aggiungendolo o sostituendolo a quello della madre. Nel caso di minore età del figlio, il giudice decide circa l’assunzione del cognome del padre.

    In caso di separazione, bisogna comunque rifarsi all’Art. 155 della legge 54/2006 che regola il rapporto genitori figli: “Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.