Fecondazione eterologa, nessuna novità per le coppie italiane

coppia vuole figli

Nessuna novità sulla fecondazione eterologa. Erano numerose le coppie italiane infertili che speravano in una buona notizia e, invece, ancora una volta hanno dovuto mettere in stand by i loro sogni. La Corte Costituzionale ha chiesto l’intervento della Corte di Strasburgo per pronunciarsi sulla tecnica che permette la procreazione assistita con donazione di spermatozoi o di ovociti. Le coppie quindi, in cui uno dei due partner non riesce ad avere bambini, hanno solo un’alternativa: andare all’estero per poter usufruire del trattamento in una clinica privata.

Onestamente questa notizia è una non notizia, nel senso che non cambia nulla per le coppie perché questo divieto risale alla famosa legge 40 del 2004. Quello che però è importante che i coniugi capiscano è che questa nuova sentenza non compromette i sogni futuri: non è stato un no definitivo, ma semplicemente un rimandare la decisione. Si tratta di una sorta di rallentamento burocratico.

La Corte Costituzionale ha deciso di rimettersi al volere della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. È questa una buona notizia per i sostenitori dell’eterologa, perché l’Europa già nel 2011 aveva dichiarato illegittimo il divieto della fecondazione eterologa su tutto il territorio europeo. Il motivo? La Corte di Strasburgo ha sostenuto che non si possa decidere sulla vita privata delle persone e soprattutto non si possano fare delle discriminazioni. È chiaro quindi che la posizione italiana sia discordante da quella europea e che prima o poi anche il nostro Paese sia destinato ad allinearsi.

Le coppie in cerca di un bambino hanno, nonostante tutto, ancora molta strada da percorrere per usufruire di questa tecnica, se non desiderano andare all’estero (o non se lo possono permettere). Potrebbero fare ricorso alla magistratura e sperare di sottoporre il proprio caso in Europa, ma i tempi burocratici sono almeno di 24 mesi oppure attendere il decorso naturale della legge. In questo caso ci vorranno ancora 12 mesi: bisogna formulare la domanda di incostituzionalità per il divieto di fecondazione eterologa e mandarlo ai giudici della Corte. E sappiamo bene che i tempi della giustizia in Italia sono assai lunghi.

Il Prof Claudio Giorlandino, ginecologo, Presidente del Forager, Forum delle Associazioni di Diagnostica, Genetica e Riproduzione e Segretrario Generale della Sidip, Società Italiana di Diagnosi Prenatale e Medicina Materno Fetale, ha dichiarato: “La fecondazione eterologa è un diritto che va dato alle donne. Ma l’Italia non è pronta ad accoglierla. Pochissime italiane sarebbero disposte a mettere in vendita i propri ovuli”. Insomma, non ci sono solo gli ostacoli legali, ma anche quelli culturali ed etici. Il nostro Paese è pronto ad accogliere veramente questa tecnica? Forse non ancora. È assurdo però votare no a certe leggi e poi scappare all’estero per usufruirne. Fare una famiglia, oggi, è ancora tremendamente complicato.

Interessante la dichiarazione al Sole24Ore di Maria Paola Costantini, uno dei legali delle coppie sterili i cui casi sono giunti oggi davanti alla Corte per decidere sulla possibilità di ricorrere all’eterologa: “La Corte costituzionale, in pratica, ha deciso di non decidere. Se avesse dichiarato costituzionalmente legittimo il divieto di fecondazione eterologa previsto dalla legge italiana, nel nostro Paese questa pratica non sarebbe stata possibile per molti anni”.

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Giovedì 24/05/2012 da

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