Frasi belle d’amore, le poesie di Pedro Salinas

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    Pedro Salinas, poeta spagnolo, che appartiene alla corrente dei poeti del ’27 ha scritto delle poesie di un’intensità unica che, se non avete avuto mai modo di leggere, non dovete aspettare oltre. Ecco quindi che oggi ve ne propongo tre, tra le sue più belle d’amore.

    Non importa che non ti abbia,

    non importa che non ti veda.

    Prima ti abbracciavo,prima ti guardavo,

    ti cercavo tutto,ti desideravo intero.

    Oggi non chiedo più

    né alle mani, né agli occhi, le ultime prove.

    Di starmi accanto ti chiedevo prima,

    sì, vicino a me, sì però lì fuori.

    E mi accontentavo di sentire che le tue mani

    mi davano le tue mani,che ai miei occhi

    assicuravano presenza.

    Quello che ti chiedo adesso è di più, molto di più,

    che bacio o sguardo:

    è che tu stia più vicino a me, dentro.

    Come il vento è invisibile, pur dando

    la sua vita alla candela.

    Come la luce è quieta, fissa, immobile,

    fungendo da centro che non vacilla mai

    al tremulo corpo di fiamma che trema.

    Come è la stella, presente e sicura,

    senza voce e senza tatto,

    nel cuore aperto, sereno, del lago.

    Quello che ti chiedo è solo che tu sia

    anima della mia anima, sangue del mio sangue

    dentro le vene. che tu stia in me

    come il cuore mio che mai

    vedrò, toccherò e i cui battiti

    non si stancano mai di darmi la mia vita

    fino a quando morirò.

    Come lo scheletro, il segreto profondo

    del mio essere, che solo mi vedrà la terra,

    però che in vita è quello che si incarica

    di sostenere il mio peso, di carne e di sogno,

    di gioia e di dolore misteriosamente

    senza che ci siano occhi che mai lo vedano.

    Quello che ti chiedo è che la corporea

    passeggera assenza,

    non sia per noi dimenticanza, né fuga, né mancanza:

    ma che sia per me possessione totale

    dell’anima lontana, eterna presenza.

    Non importa che non ti abbia,

    non importa che non ti veda.

    Prima ti abbracciavo,

    prima ti guardavo,

    ti cercavo tutta,

    ti desideravo intera.

    Oggi non chiedo più

    né alle mani, né agli occhi,

    le ultime prove.

    Di starmi accanto

    ti chiedevo prima,

    sì, vicino a me, sì,

    sì, però lì fuori.

    E mi accontentavo

    di sentire che le tue mani

    mi davano le tue mani,

    che ai miei occhi

    assicuravano presenza.

    Quello che ti chiedo adesso

    è di più, molto di più,

    che bacio o sguardo:

    è che tu stia più vicina

    a me, dentro.

    Come il vento è invisibile, pur dando

    la sua vita alla candela.

    Come la luce è

    quieta, fissa, immobile,

    fungendo da centro

    che non vacilla mai

    al tremulo corpo

    di fiamma che trema.

    Come è la stella,

    presente e sicura,

    senza voce e senza tatto,

    nel cuore aperto,

    sereno, del lago.

    Quello che ti chiedo

    è solo che tu sia

    anima della mia anima,

    sangue del mio sangue

    dentro le vene,

    che tu stia in me

    come il cuore

    mio che mai

    vedrò, toccherò

    e i cui battiti

    non si stancano mai

    di darmi la mia vita

    fino a quando morirò.

    Come lo scheletro,

    il segreto profondo

    del mio essere, che solo

    mi vedrà la terra,

    però che in vita

    è quello che si incarica

    di sostenere il mio peso,

    di carne e di sogno,

    di gioia e di dolore

    misteriosamente

    senza che ci siano occhi

    che mai lo vedano.

    Quello che ti chiedo

    è che la corporea

    passeggera assenza,

    non sia per noi dimenticanza,

    né fuga, né mancanza:

    ma che sia per me

    possessione totale

    dell’anima lontana,

    eterna presenza.

    E sto abbracciato a te

    senza chiederti nulla, per timore

    che non sia vero

    che tu vivi e mi ami.

    E sto abbracciato a te

    senza guardare e senza toccarti.

    Non debba mai scoprire

    con domande, con carezze,

    quella solitudine immensa

    d’amarti solo io.