La giornata mondiale contro la violenza sulle donne si celebra oggi, 25 novembre

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    Oggi, 25 novembre, si celebra la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne istituita dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 17 febbraio 1999: un momento di riflessione che deve riguardare tutti, donne, uomini, istituzioni, governi e organismi internazionali per dire no ad ogni forma di violenza e di abuso sulle donne. Un fenomeno che non accenna ad arrestarsi: stalking e violenza camminano insieme e arrivano a registrare circa cento omicidi commessi dal partner in Italia ogni anno. Dati allarmanti che necessitano di una profonda riflessione in cui devono essere coinvolti in primis tutti gli uomini, anche quelli che sentono il problema lontanissimo da loro. Se c’è ancora questa violenza forse esiste anche qualcosa di sbagliato nei nostri comportamenti quotidiani e nella nostra vita.

    Tantissime le iniziative in questa giornata, tutte tese a sensibilizzare anche le vittime. Pensate che dai dati Istat è risultato che il 95 % delle donne non denuncia la violenza subita e questo ci fa capire come il problema sia ancora più grande di quello che pensiamo.

    Leggiamo infatti,nel numero speciale della rivista della Società Italiana delle Storiche, “Genesis” (a.IX, n.2, 2010) che “nell’ultimo quinquennio i casi di feminicidio sono passati da 84 nel 2005 a 127 nel 2010, con una crescita annuale costante, riconfermata dai dati degli ultimi anni.”

    Un passo importante è però stato fatto negli ultimi anni: la presa di coscienza di moltissimi uomini che il fenomeno della violenza sulle donne è una cosa che riguarda tutti noi, dato che esiste nella società che noi stessi abbiamo costruito e in cui viviamo. Non è il problema dello “straniero” o dell’extracomunitario, sarebbe una semplificazione del problema non veritiera e molto pericolosa. Ecco perché lo slogan delle ultime manifestazioni del 25 novembre è proprio: “La violenza domestica non ha passaporto”.

    E infatti il vero problema della violenza domestica è che, come scrive Marco Deriu, docente di Studi politici presso l’Università di Parma, fondatore dell’associazione MP: “La novità che abbiamo di fronte agli occhi e che dobbiamo riconoscere è che, a fianco della violenza che colpisce donne in situazione di marginalità sociale, oggi registriamo una violenza che sembra nascere dall’incapacità soprattutto da parte degli uomini di accettare e accogliere una autonomia e una libertà già entrate nella vita di molte donne”.

    La separazione che molti fanno (per tranquillizzare le loro coscienze) tra “famiglie rispettabili” dove una cosa del genere non potrebbe mai succedere e “famiglie con problemi” dove senza dubbio “il marito è violento con la moglie” non può e non deve esistere. Ricordate che la violenza e lo stalking possono colpire tutti: “La violenza maschile si rovescia sulla donna che -a torto o a ragione- apre conflitti e pone in questione l’uomo, la donna che decide di lasciare il proprio compagno, la donna che cerca di rifarsi una vita da sola o con qualcun altro. Questa violenza non implica alcun rifiuto dell’uguaglianza tra i sessi e tanto meno un pregiudizio di inferiorità verso la donna. Al contrario, si potrebbe dire, rileva un riconoscimento della compiuta autonomia femminile, e semmai senso di inadeguatezza e una certa difficoltà degli uomini ad accettare nel proprio quotidiano la differenza e la libertà nel rapporto con le donne” conclude infatti Marco Deriu.

    E così oggi invitiamo anche gli uomini a fare una riflessione profonda: c’è ancora moltissimo da fare per risolvere questo problema ma tutti dobbiamo impegnarci affinchè le donne non si sentano più in torto e affinchè comincino a denunciare anche le violenze più odiose che avvengono tra le mura domestiche.