La poesia d’amore di Neruda più bella da dedicare al partner

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    Non esiste una sola poesia d’amore di Neruda da dedicare al partner. Sono numerosissime e tutte molto belle e romantiche. Neruda è davvero il poeta dell’anima, riesce sempre a descrivere, con pochissime parole, i sentimenti, anche quelli più profondi. Per questo motivo ho selezionato per voi tre testi: “Nella sua fiamma mortale la luce ti avvolge”, “Ricordo com’eri” e “Ubriaco di trementina e di lunghi baci”. Leggetele con molta attenzione e sono sicura che troverete quella che fa al caso vostro, magari da usare in occasione di una dichiarazione o di un anniversario.

    Nella sua fiamma mortale la luce ti avvolge

    Nella sua fiamma mortale la luce ti avvolge.

    Assorta, pallida, dolente, adagiata così

    contro le antiche spirali del crepuscolo

    che intorno a te gira.

    Muta, amica mia,

    sola nella solitudine di quest’ora di morte

    e piena delle tante vite del fuoco,

    erede pura del giorno distrutto.

    Dal sole cade un grappolo sul tuo vestito scuro.

    Le grandi radici della notte

    crescono improvvise dalla tua anima,

    e riaffiorano in superficie le cose in te celate,

    così che un popolo pallido e azzurro

    da te appena generato si nutre.

    Oh solenne e feconda e magnetica schiava

    del cerchio che in nero e oro succede:

    fiera, cerca e trova una creazione tanto viva

    che i suoi fiori soccombono, e di tristezza è piena

    Ricordo com’eri

    Ricordo com’eri l’autunno scorso.

    Eri il basco grigio e il cuore quieto.

    Nei tuoi occhi lottavano i bagliori del crepuscolo.

    E le foglie cadevano sull’acqua della tua anima.

    Aggrappata alle mie braccia come un rampicante,

    le foglie raccoglievano la tua voce lenta e calma.

    Falò di stupore in cui la mia sete bruciava.

    Dolce giacinto azzurro curvato sulla mia anima.

    Sento vagare il tuo sguardo e l’autunno è lontano:

    basco grigio, voce d’uccello e cuore famigliare

    dove migravano i miei desideri profondi

    e cadevano i miei baci allegri come braci.

    Cielo dalla nave. Campo dai colli.

    Il tuo ricordo è di luce, di fumo e di stagno quieto!

    Oltre i tuoi occhi ardevano i tramonti.

    Foglie secche d’autunno giravano nella tua anima.

    Ubriaco di trementina e di lunghi baci

    Ubriaco di trementina e di lunghi baci,

    guido il veliero delle rose, estivo,

    che volge verso la morte del giorno sottile,

    posato sulla solida frenesia marina.

    Pallido e ormeggiato alla mia acqua famelica

    incrocio nell’acre odore del clima aperto,

    ancora vestito di grigio e di suoni amari,

    e di un cimiero triste di spuma abbandonata.

    Vado, duro di passioni, in sella all’unica mia onda,

    lunare, solare, ardente e freddo, repentino,

    addormentato nella gola di felici

    isole bianche e dolci come freschi fianchi.

    Trema nella notte umida il mio abito di baci

    follemente carico di impulsi elettrici,

    diviso in modo eroico tra i miei sogni

    e le rose inebrianti che con me si cimentano.

    Controcorrente, in mezzo a onde esterne,

    il tuo corpo parallelo si ferma tra le mie braccia

    come un pesce per sempre incollato alla mia anima,

    rapido e lento nell’energia subceleste.

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