Storie che si trascinano: perché non riesci a lasciare il tuo lui?

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    Perchè non riesci a lasciare il tuo lui? Le storie che si trascinano sono molto più diffuse di quanto si creda, anche quando il cuore dice di farla finita, una forza misteriosa trattiene tra le braccia della persona sbagliata. Sofferenze continue, litigi furiosi, disaccordi assidui che durano mesi se non addirittura anni. Invece di separarsi, ci si fa l’abitudine, continuando a credere nell’esistenza di una qualche forma d’amore. Certo, scendere a patti è fondamentale nella vita di coppia, ma a parere degli esperti non deve tradursi in una costante rinuncia di sé. A risentirne è il nostro equilibrio psicofisico, che prima o poi ci presenterà la resa dei conti.

    Questione di dipendenza affettiva

    Non si fa che parlare di dipendenze: da alcol, droghe, gioco d’azzardo e chi più ne ha più ne metta. Della dipendenza affettiva invece si ignora quasi l’esistenza, eppure i meccanismi psicologici alla fonte, secondo gli esperti, sono pressoché i medesimi: euforia, crisi d’astinenza, brividi, dolori fisici. Il bisogno compulsivo dell’altro si trasforma progressivamente in un “Moloch” insaziabile, che inibisce le nostre energie vitali. Così, anche se la relazione è fallimentare, si continua a sguazzarci dentro, come risucchiati dalle sabbie mobili.

    Paura della solitudine

    La paura della solitudine è un male insidioso e difficilmente diagnosticabile, si insinua nel rapporto amoroso come una serpe tra gli sterpi, silenziosa, subdola ma velenosa. L’idea di iniziare un nuovo capitolo della propria vita, il pensiero di dover contare solo su se stessi, il timore di doversi mettere in discussione rappresentano un ostacolo insormontabile, che inibisce ogni sano desiderio di cambiamento. Basti pensare che c’è chi addirittura si sposa… per paura della solitudine!

    Colpa dell’abitudine

    Nelle relazioni più durature spesso subentra l’abitudine, così anche se il rapporto puzza di stantio, anche se non ci si scambia più di un “ciao”, anche se si conducono vite separate, anche se il talamo nuziale è ormai una landa deserta, tutti campanelli d’allarme che anticipano la fine della coppia, si continua a fare finta di niente, portando avanti un rapporto che in realtà non c’è più.

    Bisogno di compensare lacune affettive

    Le persone che nell’infanzia hanno subito carenze affettive, a parere degli psicologi, sviluppano in età adulta forme disfunzionali di gratificazione. In questi casi il bisogno di compensare queste lacune si traduce sovente in rapporti malati, in cui si riaffacciano del tutto inconsciamente esperienze e dinamiche del proprio passato. Tutto ciò rende estremamente difficile voltare pagina, nonostante i segnali ci siano tutti.