Violenza sulle donne: cosa succede dopo la denuncia

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    Denunciare la violenza sulle donne non è una cosa facile e le donne che trovano il coraggio sono un esempio per la società. Purtroppo sono ancora troppe le ragazze (o le signore) che temono ripercussioni e scelgono il silenzio, generando altra violenza. C’è chi pensa che sia giusto così, di meritarselo, chi ha paura che tanto non ci sia una soluzione e chi sia solo un diverso modo di amare. Ma le botte e i ricatti non sono frutto di un sentimento puro, ma della rabbia, del male, della cattiveria e, in alcuni casi, della malattia. Ad oggi, solo il 7 percento delle donne sceglie la strada della denuncia.

    Secondo i dati pubblicati dal blog del Corriere della Sera.it “la 27esima ora”, c’è un dato ancor più grave: solo il 30 percento ne parla con qualcuno. Le botte restano chiuse sotto chiave, nascoste dietro a un paio di occhiali, a un pantalone abbondante o a un sorriso bugiardo. Ma per quale motivo? La denuncia purtroppo non garantisce che il violento smetta di fare del male, anche se oggi è l’unico strumento che le signore hanno in mano per avere un po’ di giustizia. Negli ultimi anni è stato introdotto il reato di “atti persecutori”. E sicuramente questa è una garanzia in più. I tempi di attesa sono molto lunghi e tra la denuncia, magari la diffida, e il processo possono passare anche degli anni.

    Come muoversi in caso di violenza

    Prima cosa è non fingere che non sia accaduto. Una donna che ha subito violenza deve andare al Pronto Soccorso, farsi visitare e assistere e raccontare quanto accaduto. Nel caso ci si trovi in pericolo immediato, chiamare la Polizia formulando i numeri 112 e 113. Altrimenti scappate, chiedete aiuto a un vicino di casa, a un amico o a un genitore. La violenza non deve essere un fatto privato, non si deve pensare che siano cose di famiglia o problemi personali. È una questione che deve riguardare la società. Gli stalker e i violenti, infatti, contano sulla paura e sul silenzio: smascherarli, denunciandoli, è sicuramente una prima vittoria. Certo, bisogna superare la vergogna e anche la paura degli sguardi commiserevoli. È un processo complicato, ma i centri antiviolenza possono essere davvero molto utili, anche per dare un aiuto psicologico, legale e sociale. Per conoscere il centro più vicino è possibile telefonare al numero verde 1522 istituito dal Ministero delle Pari Opportunità, attivo 24 ore su 24 ogni giorno dell’anno, e contattabile anche da donne straniere.

    I numeri sulla violenza sulle donne

    Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, una donna sue tre tra i 16 e i 70 anni è stata vittima dell’aggressività di un uomo. Potrebbe essere uno sconosciuto incontrato per strada, un amico, il padre o un lontano parente. Qualcuno ha alzato le mani su di lei, qualcuno ha violato la sua persona e la sua dignità. Si contano 6 milioni 743 mila vittime di violenza fisica e sessuale. Questi numeri sembrano enormi, ma sono reali e per questo motivo fanno ancora più paura. L’Istat denuncia che almeno una volta nella vita, una donna è vittima della violenza del partner, che sia anche solo verbale. Inoltre, di queste più di un milione sono state stuprate e nel 90 percento dei casi non hanno denunciato lo stupro. Non si pensi che il pericolo sia fuori dalle mura domestiche, perché in realtà è proprio tra la cucina e la camera da letto che si consumano le violenze maggiori: una donna su sette, infatti, è stata abusata in casa dal partner. Ma c’è di più. Perché queste situazioni possono degenerare portando alla morte della vittima (si contano circa 100 casi l’anno). Se poi allunghiamo lo sguardo al resto del mondo, grazie a un’analisi di Actionaid, onlus per i diritti umani, scopriamo che il 70% delle donne è stato soggetto ad abusi fisici o psicologici da parte del partner. In questo contesto, così doloroso da accettare, è bene parlare di prevenzione e di sensibilizzazione.