Gli italiani sono malati di gioco, lavoro e… rapporti intimi

La dipendenza di cui si parla di più secondo mr Playboy è una cavolata per trovare una scusa a certi piaceri, ne sono però vittime alcuni vip del calibro di Tiger Woods a Michael Douglas (entrambi sono stati ricoverati in cliniche ad hoc), ma anche persone normalissime.

Pubblicato da Valentina Morosini Martedì 27 aprile 2010

Qualsiasi cosa può diventare una malattia. Nel mio caso è internet: sono perennemente connessa. Qualcuno fuma senza freni o magari si droga, altri bevono o acquistano prodotti anche inutili pur di colmare il proprio desiderio di possesso. Purtroppo è il piacere delle cose superficiali o superflue il vero male di questo secolo. Quando non si hanno grossi problemi (fame, lavoro e salute), la gente trova in altro un motivo per autodistruggersi, sempre che sia un’interpretazione corretta. Secondo la S.I.I.Pa.C, la Società italiana intervento patologie compulsive, ci sono quasi 4 milioni di italiani malati di rapporti intimi, gioco e lavoro. E uno su tre è dipendente dal telefonino.
Si tratta di vere dipendenze. Il lavoro e il rapporto intimo sono quelle piu’ diffuse tra gli italiani (il 6%), ma la dipendenza che si cura di più è quella dal gioco (ne e’ colpita il 3% della popolazione). In questo caso tra le vittime ci sono anche giovanissimi, anziani e donne. Ma come gioco non si intende solo quello d’azzardo. Non c’è bisogno di andare in una sala da poker, basta stare online e dedicarsi ai giochini virtuali. Quelli sono terribili.

Secondo mr Playboy è un pretesto per trovare una scusa a certi piaceri, ne sono però vittime alcuni vip del calibro di Tiger Woods a Michael Douglas (entrambi sono stati ricoverati in cliniche ad hoc), ma anche persone normalissime.

Secondo una ricerca su un campione d’età compreso tra i 20 e i 45 anni, il 6% e’ risultato dipendente dai rapporti intimi. Le persone spesso hanno un forte danno economico, considerando le cifre spese per prostitute e trans. E poi perdono gli affetti.

Il programma di recupero prevede 3 mesi di astinenza e giornate impegnate ora per ora. Insomma, ci si può scherzare, ma è davvero un problema serio.

Foto tratte da
tuttosport.com
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