La poesia d’amore di Neruda più bella da dedicare al partner

Sono tantissime le poesie d'amore di Neruda da dedicare al partner, noi ne abbiamo selezionate tre - tra le più belle - solo per le nostre lettrici.

Pubblicato da Valentina Morosini Domenica 26 giugno 2011

La poesia d’amore di Neruda più bella da dedicare al partner

Non esiste una sola poesia d’amore di Neruda da dedicare al partner. Le sue poesie d’amore sono numerosissime e tutte molto belle e romantiche. Neruda è davvero il poeta dell’anima, riesce sempre a descrivere, con pochissime parole, i sentimenti, anche quelli più profondi. Per questo motivo ho selezionato per voi tre testi: “Nella sua fiamma mortale la luce ti avvolge”, “Ricordo com’eri” e “Ubriaco di trementina e di lunghi baci”. Leggetele con molta attenzione e sono sicura che troverete quella che fa al caso vostro, magari da usare in occasione di una dichiarazione o di un anniversario.
Nella sua fiamma mortale la luce ti avvolge

Nella sua fiamma mortale la luce ti avvolge.
Assorta, pallida, dolente, adagiata così
contro le antiche spirali del crepuscolo
che intorno a te gira.

Muta, amica mia,
sola nella solitudine di quest’ora di morte
e piena delle tante vite del fuoco,
erede pura del giorno distrutto.

Dal sole cade un grappolo sul tuo vestito scuro.
Le grandi radici della notte
crescono improvvise dalla tua anima,
e riaffiorano in superficie le cose in te celate,
così che un popolo pallido e azzurro
da te appena generato si nutre.

Oh solenne e feconda e magnetica schiava
del cerchio che in nero e oro succede:
fiera, cerca e trova una creazione tanto viva
che i suoi fiori soccombono, e di tristezza è piena

Ricordo com’eri

Ricordo com’eri l’autunno scorso.
Eri il basco grigio e il cuore quieto.
Nei tuoi occhi lottavano i bagliori del crepuscolo.
E le foglie cadevano sull’acqua della tua anima.

Aggrappata alle mie braccia come un rampicante,
le foglie raccoglievano la tua voce lenta e calma.
Falò di stupore in cui la mia sete bruciava.
Dolce giacinto azzurro curvato sulla mia anima.

Sento vagare il tuo sguardo e l’autunno è lontano:
basco grigio, voce d’uccello e cuore famigliare
dove migravano i miei desideri profondi
e cadevano i miei baci allegri come braci.

Cielo dalla nave. Campo dai colli.
Il tuo ricordo è di luce, di fumo e di stagno quieto!
Oltre i tuoi occhi ardevano i tramonti.
Foglie secche d’autunno giravano nella tua anima.

Ubriaco di trementina e di lunghi baci

Ubriaco di trementina e di lunghi baci,
guido il veliero delle rose, estivo,
che volge verso la morte del giorno sottile,
posato sulla solida frenesia marina.

Pallido e ormeggiato alla mia acqua famelica
incrocio nell’acre odore del clima aperto,
ancora vestito di grigio e di suoni amari,
e di un cimiero triste di spuma abbandonata.

Vado, duro di passioni, in sella all’unica mia onda,
lunare, solare, ardente e freddo, repentino,
addormentato nella gola di felici
isole bianche e dolci come freschi fianchi.

Trema nella notte umida il mio abito di baci
follemente carico di impulsi elettrici,
diviso in modo eroico tra i miei sogni
e le rose inebrianti che con me si cimentano.

Controcorrente, in mezzo a onde esterne,
il tuo corpo parallelo si ferma tra le mie braccia
come un pesce per sempre incollato alla mia anima,
rapido e lento nell’energia subceleste.

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