Poesie d’amore di Edgar Allan Poe, le più belle

Ecco per voi le più belle poesie d'amore di Edgar Allan Poe, scrittore che si innamorò di molte donne nel corso della sua breve vita, tutte tristemente malate o morenti.

Pubblicato da Laura De Rosa Lunedì 23 dicembre 2013

Poesie d’amore di Edgar Allan Poe, le più belle

Ecco una breve rassegna delle più belle poesie d’amore di Edgar Allan Poe, scrittore dell’incubo e dell’orrore che in vita si circondò di donne malate o morenti, con le quali intrattenne relazioni tristi e burrascose. I suoi componimenti in rima sono dedicati a diverse figure femminili, Elena, Leonora, Irene, Paeau, ma quella che forse lo affascinò più di ogni altra fu Sarah Elmira Royster, di cui si innamorò perdutamente. Ecco allora le poesie d’amore più significative e struggenti di questo fantastico autore.

Canto

Ti vidi nel tuo giorno nuziale
e t’ invase una vampata di rossore,
quantunque felicita’ ti brillasse d’ intorno
e il mondo fosse tutto amore innanzi a te.

E il baleno che s’ accese nei tuoi occhi
(quale ch’ esso fosse per me),
fu quando alla Belta’ di piu’ conforme
potesse svelarsi alla mia vista dolente.

Fu quel rossore, credo, pudore di fanciulla –
e ben si comprende che cosi’ fosse.
Ma un piu’ fiero incendio quel baleno
sollevo’ – ahime’! – nel petto di colui

che ti vide nel tuo giorno nuziale,
allorche’ ti sorprese quell acceso rossore,
quantunque felicita’ ti brillasse d’ intorno
e il mondo fosse tutto amore innanzi a te.

A una in Paradiso

Eri per me quel tutto, amore,
per cui si struggeva la mia anima –
una verde isola nel mare, amore,
una fonte limpida, un’ ara
di magici frutti e fiori adornata:
e tutti erano miei quei fiori.
Ah, sogno splendido e breve!
Stellata speranza, appena apparsa
e subito sopraffatta!
Una voce del Futuro mi grida
<> – ma e’ sul Passato
(oscuro gugite!) che la mia anima aleggia
tacita, immobile, sgomenta!
Perche’ mai piu’, oh, mai piu’ per me
risplendera’ quella luce di Vita!
Mai piu’ – mai piu’ – mai piu’ –
(e’ quel che il mare ripete
alle sabbie del lido) – mai piu’
rifiorira’ un albero percosso dal fulmine,
ne’ potra’ piu’ elevarsi un’aquila ferita.
Vivo, trasognato, giorni estatici,
e tutte le mie notturne visioni
mi riportano ai tuoi grigi occhi di luce,
a la’ dove tu stessa ti porti e risplendi,
oh, in quali eteree danze,
lungo rivi che scorrono perenni.

A Elena

La tua bellezza Elena è per me
Come quei legni di Nicea d’un tempo
Che adagio per un odoroso mare
Portavano lo stanco e tediato viaggiatore
Alla riva natia.
Per mari disperati abituato a errare,
i tuoi capelli di giacinto, il puro viso,
le grazie tue di Naiade mi hanno riportato
alla gloria che fu la Grecia
alla grandezza di Roma.
Ed ecco! Nella nicchia splendere
Simile ad una statua tu m’appari
Con la lampada d’agata in mano!
Ah Psiche, venuta da quelle regioni
Che sono Terra-Santa

I miei incantesimi sono infranti

I miei incantesimi sono infranti.
La penna mi cade, impotente, dalla mano tremante.
Se il mio libro é il tuo caro nome, per quanto mi preghi,
non posso più scrivere.
Non posso pensare, né parlare,
ahimé non posso sentire più nulla,
poiché non é nemmeno un’emozione,
questo immobile arrestarsi sulla dorata
soglia del cancello spalancato dei sogni,
fissando in estasi lo splendido scorcio,
e fremendo nel vedere, a destra
e a sinistra, e per tutto il viale,
fra purpurei vapori, lontano
dove termina il panorama nient’altro che Te.

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