Sex and the City descrive (davvero) le donne single di oggi

Un ritratto di uomini e donne? Bisogna guardare Sex and the city per vedere ritratte le 30 enni dioggi e soprattutto gli uomini con cui si devono scontrare. Nel lusso e nella fantasia, c'è una cosa reale: i sentimenti

Pubblicato da Valentina Morosini Giovedì 27 maggio 2010

Non è facile essere donne single e con una professione stabile di cui essere orgogliose. Lo sanno bene le ragazze italiane che spesso per affermarsi sono costrette a fare enormi sacrifici e che ancora oggi, nel 2010, si trovano a dover scegliere tra amore e lavoro, tra figli e lavoro. Ma è giusto? È possibile che dopo anni di lotte per la parità sessuale, in un mondo economicamente in crisi dove lo stereotipo del padre che mantiene tutta la famiglia non può più esistere, si sia ancora a questo punto? Ecco perché va visto Sex and The City. In questi giorni si sta promuovendo l’uscita del secondo film, probabilmente più assurdo di quello precedente, ma non importa. Ci sono loro, le ragazze.

Quattro protagoniste che incarnano quattro modelli diversi di donna moderna, con ironia e intelligenza. E permettono di scegliere quella più vicina a sé, senza costringere le spettatrici a identificarsi con un’unica, sia pur simpatica, protagonista”, spiega Chiara Simoncelli, professore associato di psicologia dello sviluppo sessuale e affettivo all’università Sapienza di Roma.

Sono bellissime perché rappresentano le donne sante e peccatrici (certo un target alto, non tutte possiamo permetterci di fare shopping a botte centinaia di dollari, ma i sentimenti sono veri), organizzate, che sanno dividersi tra famiglia, amore e ufficio. Che si sacrificano per essere sempre in forma, anche quando non ne hanno alcuna voglia.

E proprio in questo film si vedono anche gli uomini: alcuni maschilisti, senza spina dorsale che si riconoscono solo per la loro misoginia, poi c’è quello sedentario, che una volta sposato si sdraia sul divano e non fa più nulla, o quello perennemente bambino che gioca solo con la play station. Insomma, andiamo al cinema? Io sì, poi vi racconto.

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